Con un giorno di ritardo ci occupiamo della politica nazionale e del caso più ha fatto discutere la scorsa settimana: il taglio dei parlamentari.

Un provvedimento che si attendeva da tanti anni, si pensi che nei primi anni 80 vi è stato il primo tentativo, di una lunga serie, fallito, in ogni legislatura in pratica si è cercato di mettere mano a questa parte della Costituzione.

Nulla da dire quindi se non fosse che si tratta di un banale taglio lineare senza alcun correttivo per lo squilibrio dei poteri e in più la distanza che si verrà a creare tra parlamentari e cittadino che non ha precedenti. I tentativi del passato infatti rientravano in un contesto molto più ampio di modifica del titolo II e III della Costituzione e cioè proprio sulla divisione e bilanciamento delle istituzioni della Repubblica.

Anche la motivazione ci pare banale: per i costi. In verità non si risparmia proprio nulla. Il problema non è il numero ma semmai la divisione dei poteri: avere due camere che fanno la stessa cosa e si rimbalzano le leggi non è di aiuto, soprattutto nel momento del bilancio, per ragioni così ovvie che non stiamo qui a parlarne … se non ci arrivate vi meritate una puntata di Giletti sul tema.

Il bello o brutto del caso è che tutti i partiti si sono allineati a questa castroneria, pero’ dobbiamo pure dire che non abbiamo visto le vesti dei costituzionalisti stracciarsi stavolta come lo fu per la riforma renziana, che pure aveva questa riduzione, ancora più marcata, ma aveva appunto il pregio di mettere mano alle istituzioni repubblicane. Tanto per dirne il CNEL continuerà nella sua inutilità e quello si’ che è un costo.

Se poi proprio vogliamo parlare di costi della politica si è andati a colpire l’unico parlamento realmente importante come quello nazionale e non i venti inutili parlamenti regionali che sono dei succhiasangue con una capacità di produrre anche una classe politica cafona e incapace. Per non dire che le provincie, cui pure ci si riempiva la bocca di abolirle ovviamente essendo enti troppo vicini ai cittadini, non solo esistono ancora, ma i cittadini non possono sceglierne i rappresentanti.

In un certo senso ha ragione Emma Bonino quando parla di diciamo una supremazia culturale del Movimento 5 Stelle, che è insomma cultura e m5s sono ossimori, ma pensiamo che volesse intendere la Bonino l’espressione più consona di marketing politico.

Il m5s infatti in ampi strati della opinione pubblica, sobillata pure da certo giornalismo all’acqua di rose per quanto riguarda fatti e logica, ma pieno di spine se si tratta di raccontare l’odio e il populismo è pronto a sostenere qualsiasi battaglia dei cinque stelle come propria senza avere la capacità e nemmeno la possibilità di poter avere un pensiero critico al riguardo. Davvero i cittadini sono convinti che questo taglio non è una banale vendetta di un partito nei confronti di una istituzione insopportabile, c’è Rousseau infondo no!? E’ davvero convinto che questo taglio è un bene per la democrazia. I costi sbandierati sono risibili e non certo una motivazione adeguata, ma i cittadini sono convinti che ora ospedali, strade e reddito di cittadinanza saranno più efficienti e corposi grazie a questo taglio di democrazia.

Se il m5s dovesse dire che i ciucci possono volare, ma i poteri forti non lo vogliono che preferiscono le lobby degli aerei, i cittadini scenderebbero in piazza per il loro diritto al ciuccio che vola.

E’ cosi’ e non è colpa del m5s, ma dei partiti che hanno perso progressivamente la loro autorevolezza e credibilità in favore del personalismo politico, e colpa è anche degli intellettuali che si sono ritirati dal parlamento oggi dominio di avvocati che facilmente sanno sostenere con argomenti una tesi e il suo opposto, intellettuali che oggi vengono pure giustamente sfottuti. Dei giornalisti ne abbiamo già detto, meglio un punto percentuale di share in più che una verità.

Ecco perché semmai vi sarà un referendum costituzionale contro il taglio, non passerà.

Per quanto ci riguarda voteremo NO convintamente e nel nostro piccolo faremo pure campagna. Perderemo ma almeno potremmo dire di aver lottato per la sovranità popolare e per la democrazia reale contro il sovranismo populista e la demagogia virtuale.

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