Stavolta, rispetto all’usuale lunedì di cui parliamo di politica nazionale, vogliamo esagerare e parlare di politica mondiale.

Inutile ricordare come la settimana scorsa i riflettori  siano stati puntati su due eventi collegati: il discorso di Greta Thunberg alle Nazioni Unite a New York e la manifestazione di Venerdì sul clima che in Italia ha avuto un’ampia partecipazione.

Vogliamo soffermarci un po’ sul discorso che la Thunberg ha tenuto alle Nazioni Unite e lo faremo al netto delle stupidaggini. Cioè in questi giorni, se non mesi, pare che vi sia tutto un affannarsi a chiedersi chi ci sia dietro le quinte del personaggio della bambina con le treccine e la sindrome di Asperger. Discussione interessante come cercare di capire cosa ci sia dietro ad una cirrosi epatica. A prescindere dal fatto che sia o no un personaggio costruito non ha molta importanza in quanto, seppur dice cose imbeccate e seppur i discorsi che legge siano scritti da altri, il messaggio è in linea, magari un po’ troppo apocalittico, ma certamente in linea con ciò che gli scienziati vanno dicendo oramai da una quarantina d’anni a questa parte.

Che poi un paese come l’Italia che osa sostenere che Ruby Rubacuori era la nipote di Mubarak, che crede che le condensazioni nel cielo dovute al passaggio degli aerei in determinate condizioni atmosferiche siano scie chimiche diffuse per chissà quale motivo, l’esistenza di fantomatici poteri forti che non si sa che so … ecco magari si potrebbe fare silenzio, invece di dire fesserie.

Purtroppo la Thunberg paga il fatto di essere donna e in Italia è una colpa, e poi di essere molto giovane che sempre in Italia è un aggravante, poi ha sta sindrome di Asperger quindi peggio ancora.

La Thunberg ha dei meriti incontestabili, ha smosso una generazione intera su un tema, è riuscita a smuovere l’opinione pubblica lì dove fior di scienziati nonostante gli appelli non sono mai riusciti, anzi non sono mai sembrati in grado di riuscire.

Ci sono dei ma inevitabili che ci hanno reso quel discorso della Thunberg alle Nazioni Unite, molto debole.

Innanzitutto c’è un concetto proprio sbagliato di fondo nel messaggio e cioè: la nostra casa (il pianeta) è in fiamme (sta morendo, o meglio lo stiamo come genere umano uccidendo). Il concetto è assolutamente sbagliato in quanto il pianeta Terra se no fotte altamente di noi e di quello che facciamo. Questo granellino di sabbia dell’universo continuerà a girare anche dopo che il genere umano sarà passato come lo ha fatto prima della sua presenza. Qui non si tratta di salvare una casa – il pianeta – qua si tratta di salvare Noi. 

In verità anche quel vibrante How dare you!? Come vi permettete, è stato alquanto ingeneroso. Per due motivi in particolar modo. Il primo: il buco dell’ozono. Molti non si ricorderanno, ma negli anni ottanta e soprattutto novanta, il rischio che il pianeta perdesse l’ozono, questo scudo naturale contro i raggi dannosi del sole era altissimo. I governi mondiali non furono sordi e adottarono delle misure per contrastare il fenomeno, provocato in pratica da tutto ciò che l’uomo usava, dal gas di scarico delle automobili fino alle bombolette spray. Ebbene se nel 2000 si è avuta la massima espansione del buco dell’ozono, da quel momento il buco, che ci sta ancora, si è ridotto sensibilmente. Questo lo si deve alle politiche dei paesi occidentali.

Il secondo motivo: la classica soluzione facile a problemi complessi. Non è così semplice dire, abbandoniamo il petrolio e la plastica e trallallerò trallallà. E’ un problema complesso da un punto di vista sociale. I paesi occidentali nell’inserire sempre norme più stringenti alle aziende nel rispetto dell’ambiente hanno avuto come risposta da queste l’abbandono e la delocalizzazione in altri paesi dove il costo del lavoro, già di per sé basso, e le norme ambientali, inesistenti o molto labili, hanno portato al licenziamento di migliaia di lavoratori.

Ma basta guardare ciò che è successo in Francia in questo ultimo periodo. Il presidente Macron verso la fine dello scorso anno ha messo in pratica, già prima che lo dicesse Greta Thunberg, la sua ricetta e ovvero fare in modo che la gente non usi i combustibili fossili. Come? Tassando i carburanti, di pochi centesimi, inducendo un progressivo passaggio dai combustibili fossili all’elettrico. Qual è stata la reazione dei francesi? I gillet gialli! Scontri e violenze per settimane. La protesta addirittura è partita dai combustibili per arrivare a questioni più di carattere sociale.

Quindi le politiche ambientali non solo portano a problemi di carattere sociale, ma anche di stabilità politica. 

Ecco perché l’How dare you!? è davvero ingeneroso.

Tra l’altro il peso della missione del salvare il pianeta è tutto sulle spalle dei paesi occidentali e in particolar modo europei. E non può essere diversamente. Come si fa a dire a governi di paesi in via di sviluppo, alle famiglie che sono uscite dalla povertà magari, hey datevi una regolata, la nostra casa è in fiamme! Non è così semplice. Ecco perché il messaggio della Thunberg ha più appeal tra i paesi occidentali e non in quelli in via di sviluppo.

Mettiamoci poi che nei paesi dove la democrazia è assente o a rischio, la possibilità di disastro ambientale è molto più alto. Pensiamo all’incendio in Amazzonia, che non è mica capitato per caso, ma voluto e alimentato dal presidente Bolsonaro, oppure sugli incendi in Siberia, pensiamo a Trump che ha abbandonato gli accordi di Parigi sul clima.

Ben venga la sollecitazione sul clima e sull’ambiente e la difesa della natura che sono argomenti seri e bisogna solo dire grazie a questa ragazza  -Greta Thunberg – ad aver creato una coscienza di massa su questi temi, che siamo certi nel prossimo futuro avrà certamente i suoi effetti. Quei giovani che manifestavano venerdì, sono giovani adesso, ma diventeranno i politici e gli imprenditori di domani. Ma allo stesso tempo attenzione alle banali soluzioni prospettate, il problema è molto più complesso di quello che sembra e non è legato solo al dato economico.

Ma comunque alla fine della fiera ci sta poco da fare se davvero si vuole contribuire a salvare il pianeta si deve cominciare a cambiare il proprio stile di vita, non è necessario un mutamento radicale, ma ne basta uno costante e inesorabile.


 

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