Come avevamo scritto tempo addietro su vincitori e vinti di questa consultazione, Di Maio lo avevamo considerato un mezzo vincitore per il solo fatto di aver imposto la figura del presidente del consiglio in Giuseppe Conte.

La vittoria piena per Di Maio è data da una delle di queste due cose: un ministero oppure il ruolo di vicepremier, sarebbe poi il massimo avere entrambe le nomine.di-maio-675

E’ un banale discorso di potere. Di Maio ha bisogno di dimostrare ai suoi gruppi parlamentari e alla base in particolar modo che non si fara’ prendere a pesci in faccia come è stato con Salvini, ma che sarà lui a dettare la linea e a tenere sotto schiaffo l’odiato Partito Democratico.

In pratica Di Maio, sia a Conte che al Pd, sta facendo questo discorso: o mi date ciò che io chiedo per me oppure viste le dichiarazioni di Salvini rifaccio un governo con lui e faccio pure il presidente del consiglio! Tiè!

Infatti, Di Maio mai si sognerebbe di ritornare alle urne che certificherebbe la fine della sua carriera politica con un Di Battista che gli sta addosso, oramai Dibba non sente più l’odore del sangue ma proprio la puzza di cadavere, politicamente parlando.

La resistenza del Pd potrebbe anche venir meno, se queste richieste fossero il solo ostacolo. Certo Zingaretti sarebbe lo sconfitto per eccellenza in queste consultazioni ma è pur vero che potrebbe recuperare consenso se il governo si muovesse in una direzione gradita al popolo di sinistra.

La sorpresa per Di Maio sta nella resistenza inaspettata di Giuseppe Conte. Come avevamo detto in un articolo precedente il Pdc dopo quel giorno da leone cantandole al leader leghista e dopo la richiamata del Quirinale si sente molto più sicuro di sé. Infatti, non a caso ha risposto al bluff di Di Maio sul paventare il ritorno alle urne se non si fa come dice lui, con un altro bluff e cioe’ andare a colloquio dal Capo dello Stato. Conte in pratica ha voluto dire a Di Maio, guarda che se tiri la corda io mi dimetto e si va certamente a votare e poi so problemi tuoi.

Un tira e molla quindi non tanto sulle poltrone, ma sulla sopravvivenza politica di Di Maio.

nerolo

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