Nikolaos Gysis, Allegoria della storia, 1892.jpeg

Un articolo  o meglio un intervista che pubblichiamo oggi che oltre ad essere illuminante per chi come noi ama la storia e la vede inquinata da metodologie che scientifiche non sono, ma diciamola tutta sono politiche.

Ma quest’intervista, che pubblicheremo a puntate, è illuminante in quanto viene descritto una metodologia che riprende il famoso detto di Valery e che può benissimo essere portato in qualsiasi campo dal politico, a quello sportivo, ecc.

La sintesi è come accennato semplice: distruggi il ragionatore.

Ringraziamo il dott. Marco Vigna e la redazione di Historia Regni in particolar modo Angelo D’Ambra per la cortesia di far pubblicare al nostro piccolo blog questa intervista.

La domanda è segnata in grassetto, la risposta in corsivo:

Oggigiorno conosce una notevole diffusione il cosiddetto “revisionismo del Risorgimento”, che pero’ è largamente criticato dagli storici universitari. Queste critiche sono fondate?

La diffusione dell’ideologia del cosiddetto revisionismo del Risorgimento si presta ad una serie di considerazioni. Coloro che popolano il cosiddetto revisionismo abitualmente si servono di una serie di canovacci, che non hanno alcun valore storiografico ed in generale “scientifico”, sono invece utili e funzionali come mezzo di propaganda ed indottrinamento;

Si ha il ricorso alle categorie di amico/nemico, al posto di vero/falso. Coloro che rifiutano l’ideologia revisionista o peggio ancora si oppongono ad essa sono descritti come “venduti” o “traditori” se meridionali, “oppressori, colonialisti, leghisti” se settentrionali. Tutti divengono nemici del “Meridione”. si applica quindi una pressione psicologica diretta sia all’interno, verso la comunità virtuale dei sostenitori, sia all’esterno, in direzione di chi è indifferente o contrario. S’esercita in questo modo un ricatto morale perché chi rifiuta l’ideologia revisionista è criminalizzato. Il meccanismo è tangibile nelle aggressioni concertate che sono spesso compiute in Rete, in cui arrivano gruppi di esagitati ad insultare, schernire, talora  minacciare coloro che nel dibattito s’oppongono alla fanta-nostalgia delle Due Sicilie. Si cerca di occupare lo spazio mediatico sulla Rete con un’azione da branco con cui schiacciare ed inibire le critiche;

Gli storici accademici, che praticamente per intero (con rarissime eccezioni) sono agli antipodi di questa ideologia, vengono dipinti quali “mercenari”, massoni, “prezzolati”.

Si adotta qui il principio secondo cui, se non si può distruggere il ragionamento, si deve provare a distruggere il ragionatore. Non potendosi obiettare nulla di sostanziale allo sterminato patrimonio di conoscenze acquisite, che confutano la favolistica borbonica, si ricorre all’attacco personale degli studiosi.

Si mescolano arbitrariamente, cronaca contemporanea e storia passata per indurre un’arbitraria confusione e sovrapposizione. Ad esempio, se un’azienda meridionale fallisce nel 2019, ciò che può avvenire per le ragioni più diverse, si parla di Cavour! Sorge una polemica giornalistica sulla camorra di Napoli, dovuta ad un fatto di cronaca? La banalità è forzatamente ricondotta ad una presunta avversione razzista dei settentrionali verso i napoletani, che si pretende pure di inquadrare nel contesto del Risorgimento! Sarebbe “colpa di Garibaldi”. Tale modus operandi è la negazione del senso storico, ma risulta efficace nel suscitare reazioni emotive ed irrazionali.

La conferma, delle proprie tesi è spesso realizzata con ragionamento circolare. Un “revisionista” cita preferibilmente scrittori della propria parte, senza che nessuno sia uno storico professionista, che a loro volta utilizzano lo stesso modo di fare. Nel tentativo di puntellare un’ipotesi storica, sbagliata. Tizio cita Caio, aveva citato Sempronio, il quale prima ancora aveva citato Tizio. Il risultato finale è che Tizio cita Tizio: un classico caso di tautologia del genere “è cosi’ perché lo dico io”, sviluppato ricorrendo a trucchi del giocatore delle tre carte. Altre volte si ha un effetto valanga, i cui un errore storico od un falso sono progressivamente ingranditi in una sequenza di riformulazioni. Tizio scrive 100.000 morti sul brigantaggio, Caio cita Tizio ed ipotizza sull’esclusiva base dei suoi calcoli che ve ne siano stati anche più di 200.000. Arriva Sempronio, cita i primi due, e conclude che i morti sono stati 500.000. Giunge Mario , cita i tre che lo hanno preceduto ed argomenta appellandosi a loro che i morti sono stati 1.000.000. A questo punto ritorna Tizio che cita Mario e conclude che quella cifra è vera. E’ la deformazione parodistica dell’uso delle citazioni che viene fatto nella letteratura scientifica.


 

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