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Avvisiamo subito il nostro lettore si tratta di un articolo lungo e complesso. Prendiamo spunto dal caso sea watch, ma non certo per parlare della questione in sé, che ci pare cani e porci si stiano già scannando abbastanza. Non prendiamo le parti nemmeno del  del capitano o della capitana. Non ci interessa.

Prendiamo spunto però per porre una questione che secondo è interessante: bisogna sempre ubbidire alle leggi, anche se sono ingiuste?

Ecco questo è il quesito che ci sta dando da pensare alquanto e che il caso sea watch, ma non solo quello, potrebbe rientrare benissimo.

Partiamo da un presupposto importante: le leggi esistono per evitare i continui conflitti tra privati che nuocciono ad una civile convivenza tra gli individui. Ovviamente questa è una nostra definizione della legge.

Quindi potremmo dire che lo scopo del diritto sia quello di risolvere gli eventuali conflitti tra i cittadini, ma soprattutto fare in modo che questi non arrivino nemmeno a crearsi.

Lo scopo da noi individuato però si sposa bene in una società quando la norma è più vicina al sentire dell’uomo.

Esempio: anche se non fosse regolato, l’omicidio sarebbe comunque ritenuto un reato, così come il furto. E’ nella natura umana considerare questi due eventi, limitandoci a questi, un fatto contro natura e meritevole di punizione.

Ma, senza il diritto che regoli questo sentire umano, ci troveremmo di fronte a delle questioni che difficilmente si potrebbero risolvere. Pensiamo, ad esempio, all’omicidio per legittima difesa. Se noi diciamo che eticamente l’omicidio è sbagliato sempre diremmo qualcosa di sbagliato sempre. In quanto la salvezza della propria vita da una minaccia immediata di pericolo è meritevole di tutela rispetto alla vita stessa di chi ci minaccia.

Quindi la legge ha più facilità di essere rispettata quando più si avvicina al nostro umano sentire. Ma potrebbe accadere anche che questo non accada.

Ad esempio potrebbe essere consentito uccidere determinate persone magari per legge. Ecco facciamo un gioco: mettiamo che un parlamento democraticamente eletto dal popolo approvi una legge che consenta di uccidere tutti gli essere umani dai capelli biondi.

Come detto la legge è fondamentale rispettarla per tutelare il benessere collettivo e ridurre i conflitti, ma questa norma è in palese contrasto con l’umano sentire. L’omicidio è sbagliato. E quindi?

Ovvio ci pare. Quel governo dovrà fare in modo da far passare quella legge come legittima difesa, tipo: hey cittadino ma non vedi come i biondi ti tolgono le donne e gli uomini va non facciamo i sessisti, hanno i lavori migliori senza merito, ti stanno affamando la famiglia ecc. Chi invece è contro la legge si appellerà proprio all’umano sentire mettendo però a rischio in questo modo tutto l’assetto della società. Il parlamento nel nostro gioco non è dittatoriale è democraticamente eletto. Se fosse dittatoriale sarebbe facile reagire, nella nostra convinzione occidentale giustamente dittatura brutto, democrazia bello.

Ma mettiamo che la nostra legge sulla liceità di uccidere gli essere umani biondi sia passata con il 70%  dei voti e con un analogo consenso popolare.

Quindi potremmo dire che l’umano sentire e cioè un qualcosa che visceralmente, per istinto l’essere umano considera giusto o sbagliato, non ha senso, non esiste. Sembrerebbe, appunto, ma non è così. In quanto c’è sempre bisogno di mistificare la realtà per arrivare a questo e quindi portare gli uomini a comportamenti diversi e contrastanti quello che abbiamo chiamato umano sentire. Nascono le fake news per sorreggere tutto l’impianto. Nella Germania Nazista ad esempio, si dovette ricorrere ampiamente alle fake news per far in modo che anche la popolazione si rivoltasse contro la popolazione ebraica. Gli ebrei furono presentati come portari del male assoluto, se la Germania era in difficoltà era colpa degli Ebrei ecc. ecc.

Ecco che quindi non furono pochi i casi di persone che si ribellarono all’imposizione di legge perché sentita contraria all’essere umano.

Quindi potremmo dire che tutte le leggi vanno rispettate, ma quelle che siano palesemente contrarie all’umano sentire possono essere disubbidite. Per umano sentire si intende quella norma che pure se non fosse contenuta, o viceversa fosse contenuta, in un codice di legge andrebbe attesa, o viceversa disattesa per puro istinto. Ripetiamo è una nostra riflessione in merito.

Quindi ritornando al caso specifico cui ha dato spunto a questa nostra riflessione ovvero il caso sea watch hanno paradossalmente ragione e torto sia i sostenitori del Capitano che quello della Capitana.

I sostenitori del Capitano hanno ragione nel momento in cui è dimostrato che le Ong,  almeno quella Ong in particolare, compia una vera tratta di essere umani, al momento è solo teoria, esiste la magistratura, che però ormai sono anni, ma non sembra che nessuna procura sia arrivata a formulare un’accusa compiuta in tal senso, c’è chi ci ha provato ma è stato tutto archiviato. Siccome viviamo in uno stato di diritto e non in uno stato a sensazione non si può dire semplicemente Ong=trafficanti di carne umana, va dimostrato.

I sostenitori della Capitana hanno ragione quando sostengono che bisogna a tutti i costi salvare vite umane, vale il lungo discorso fatto sopra, ma proprio perché si deve a tutti i costi salvare vite, se si sta 14 giorni “bloccati” dal governo italiano si deve trovare la soluzione alternativa che sarebbe stata Malta.

Il governo inevitabilmente ha fatto una brutta figura, l’ennesima. La nave è sbarcata nonostante il blocco imposto, meglio era se si concedeva il porto e poi si sequestrava la nave e si interrogava la capitana per trovare quella famosa prova che quella Ong sia brutta sporca e cattiva.

Il governo continua a vivere di slogan, ma come i sondaggi pare stiano dimostrando, la fiducia dei cittadini in questo governo si va lentamente ma inesorabilmente assottigliando. E per quanto i cittadini stessi chiedano più pugno fermo in termini di immigrazione questa vicenda dimostra come Salvini abbia ma non morde. 

Con tutto il rispetto, ma se noi fossimo i governanti italiani, da un lato daremmo sempre l’autorizzazione agli sbarchi, ma dall’altro pretenderemmo una ingerenza dell’Italia negli affari libici, anche con intervento militare come extrema ratio. Insomma sostituirsi alla Francia e rientrare nello scacchiere libico seriamente invece di fare inutili conferenze come quella dello scorso anno che non ha portato a nulla anzi dopo 6 mesi è scoppiata una guerra civile.

Insomma quand’è che si comincerà oltre a dire prima gli italiani a farlo seriamente!?


 

 

 

 

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