Ritorniamo a parlare del consiglio comunale di Cervino -dopo tanto tempo- in quanto volevamo attendere che all‘albo pretorio fossero pubblicati gli atti per capire un po’ di più, soprattutto in merito all’elezione o meglio alla modalità di elezione di Martuccio Serino quale presidente del consiglio comunale.

Dunque leggendo gli atti pubblicati notiamo appunto il richiamo all’art.9 dello Statuto comunale che prevede la figura del presidente del consiglio comunale e da chi deve essere ricoperta ovvero tra i consiglieri eletti. Fino a qui tutto bene.

Poi però il passaggio che secondo noi è sbagliato, cioè: si fa notare come non essendovi una procedura per l’elezione del presidente del consiglio comunale e siccome tutte le votazioni sono effettuare normalmente in forma palese si decide quindi di fare lo stesso per l’elezione di Serino.

Ora, la figura del presidente a Cervino è figura eventuale, mentre è necessaria per i comuni superiore a 15 mila abitanti, in quel caso si procede sempre con votazione segreta. A noi sembra assurdo che in un comune inferiore a 15 mila abitanti si possa derogare ciò che viene previsto per legge nei comuni superiori solo perché non previsto dallo statuto. Ma proprio perché non prevista la modalità di elezione doveva guardarsi alle modalità di elezioni dei comuni superiori.

Poi come se vogliamo non è che è sbagliato in sé la forma palese ma meglio sarebbe stato se il consiglio comunale avesse deciso la modalità di elezione visto che non è prevista.

Comunque, secondo noi ci sarebbero gli estremi per chiedere quantomeno un parere al Consiglio di Stato, ma certo non è gratis e non sappiamo quanto l’opposizione voglia insistere su questo punto. Noi abbiamo detto la nostra quindi non ci ritorniamo più. Certo ci auguriamo che il neo presidente convochi una commissione che metta mano in qualche modo allo Statuto e regolamento inserendo degli articoli per la elezione del presidente del consiglio comunale.

Altro punto cui siamo in disaccordo sono le deleghe ai consiglieri comunali di maggioranza. In questo caso non viene richiamato nessun articolo dello Statuto e del Regolamento che stabilisca una facoltà del sindaco di delegare il singolo consigliere su qualche materia. Ci pare che lo Statuto e il Regolamento vengano richiamati quando fa comodo.

Invero esiste una possibilità di delega al singolo consigliere comunale previsto dall’art.22 dello statuto ma in casi specifici e addirittura può svolgere tali deleghe in frazioni o quartieri. Non è questo il caso.

Purtroppo come già detto in altro articolo, i sindaci ritengono in questo modo di legare all’amministrazione i consiglieri comunali. Invece, come dimostrano i casi degli altri comuni della Valle di Suessola, non è affatto così.

Infatti, i consiglieri con delega sono una sorta di assessori senza portafoglio che magari lavorano pure e tanto, ma senza gli emolumenti che meriterebbero per il lavoro svolto, e quindi questo li porta a scalpitare ancora di più per ottenere un rimpasto in giunta il più velocemente possibile.

Non è che poi non sia possibile affidare al singolo consigliere comunale una specifica delega, anche se secondo noi deve essere sempre prevista dallo statuto, ma deve essere uno specifico atto.

Cioè prendiamo uno a caso -Obetto Luigia- che ha la delega tra le altre della videosorveglianza. Secondo noi invece andrebbe affidato un atto più specifico come ad esempio la redazione di un regolamento ad hoc che riguardi la videosorveglianza, oppure l’affidare il monitoraggio di uno specifico progetto europeo, regionale o quello che è sul quel tema. In questo caso non avremmo nulla da ridire.

Questo per evitare che il controllore, cioè il consigliere comunale, si confonda con il controllato, cioè l’assessore.

Ma come detto questa è una odiosa prassi non solo dei comuni vicinori, ma non solo, è un male endemico che coinvolge tantissimi comuni italiani.


 

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