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La settimana che ci ha preceduto abbiamo avuto la buona notizia della salvezza -momentanea- di Radio Radicale che ha fatto arrabbiare non poco Luigi Di Maio che era per la chiusura.

Noi siamo stati e saremo sempre con Radio Radicale e non ci stupisce come un Movimento 5 Stelle che fa della demagogia e della disinformazione il proprio pilastro di consensi abbia difficoltà ad accettare una radio libera e che da 40 anni svolge un ruolo pubblico che manco la Rai per capirci.

La critica che questo movimento rivolge a Radio Radicale è quello di essere una radio privata e quindi non deve avere soldi pubblici ma se vuole guadagnare e quindi sopravvivere deve mettersi sul mercato come tutti i privati.

E’ un discorso che ci può anche stare e noi non siamo contrari a priori, ma sarebbe stato un discorso serio e non tendenzioso se Di Maio avesse detto la stessa cosa sugli ospedali e scuole private ad esempio che pure ricevono soldi statali che sono molti di più dei 3 milioni di euro, per salvare Radio Radicale. Sapete quanto ci costa la scuola privata che per Costituzione dovrebbe svolgersi senza oneri per lo Stato? 700 milioni! (dato 2015).

Quindi lasciamo stare le ipocrisie.

C’è anche da dire a nostro avviso che non può tutto misurarsi in termini capitalistici. Il lavoro di Radio Radicale non ha mercato, si tratta di ore e ore e ore di trasmissione in diretta delle sedute parlamentari, delle commissioni e non solo anche di altre istituzioni della Repubblica. A noi la politica piace e tanto e spesso ascoltavamo in macchina più un intervento di uno sconosciuto parlamentare dell’abruzzo, che non Radio Capital o Radio Deejay, e ci piaceva un sacco. Ovvio che nessun venditore di detersivi avrebbe mai voluto inserire i suoi soldi per creare spot in una Radio come quella. Ed è un bene lo stesso. Perché come detto il servizio pubblico come quello di Radio Radicale è innegabile ed ineguagliabile basti pensare a tutto l’archivio che è a disposizione di tutti tra l’altro. Pensare che proprio questo dovrebbe ricevere i favori del Movimento 5 Stelle da sempre a favore della democrazia dal basso, che però puoi avere solo se i cittadini sono davvero messi nelle condizioni di informarsi. E’ chiaro che un movimento settarista, che ritiene che solo i suoi strumenti siano validi e quelli degli altri sono il demonio, si capisce il perché si voglia tappare questa voce.

Ma scusate qualcuno ha più visto lo streaming di qualche riunione del Movimento 5 Stelle? Gli scorsi anni ci hanno sfrantumato le palle con l’aprire il parlamento, la scatoletta di tonno, il palazzo di vetro e bla bla bla. Luigi Di Maio non solo ha chiuso lo streaming ma non parla nemmeno di quello di cui si occupa. E’ di qualche ora fa proprio la notizia che il duplice ministro conosceva le intenzioni di Whirpool da Aprile e non abbia fatto nulla per via della campagna elettorale. Certo potrebbe anche non aver capito la lettera e non sarebbe la prima volta. Infatti pare che le sue minacce di riprendersi i fondi erogati, hey ma non sono privati questi di Whirpool e prendevano soldi dello Stato? Vabbé dicevamo che le minacce non hanno avuto un grandissimo effetto, infatti di cessione si parlava ad Aprile e di cessione si parla a Giugno.

Se poi vogliamo parlare di costi inutili forse Di Maio dovrebbe spiegare come mai gli italiani spendono per il suo staff della comunicazione qualcosa come quasi 700 mila euro! 

Inoltre sempre Di Maio dovrebbe spiegare agli italiani gli stipendi pagati dagli italiani del suo cerchio magico. Ma ricordiamoli questi miracolati della politica o meglio dell’uno e trino Di Maio:

  1. Salvatore Barca: 65 mila euro annui alla segreteria del ministero dello (sotto)sviluppo economico
  2. Assia Montanino: segretaria particolare sempre al Mise ben 70 mila euro e fa coppia con il Barca di cui sopra, quindi sta famiglia viene sfamata con con 135 mila euro.
  3. Dario de Falco: l’amico di sempre che giustamente merita i 100 mila euro poi è capo della segreteria del vicepremier.
  4. Enrico Esposito: collega fuori corso del nostro, pure lui al Mise e pure lui con 65 mila euro.

E questi sono quelli che conosciamo.

Non siamo per carità ai 3 milioni di euro per salvare Radio Radicale, ma noi non ragioniamo in termini capitalistici e quindi ci paiono molto più sprecati i soldi per mantenere lo staff degli amici senza competenza se non nel conoscere personalmente e adorare l’uno e trino Luigi Di Maio.

Ma continua così Luigi Di Maio che i numeri ti danno ragione, un altro paio di elezioni ancora e sarai solo un imbarazzante ricordo.


 

 

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