SFAC: ANCORA SULL’IMPIANTO DI VIA TAVERNOLE

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Rimandiamo a domani la classica analisi sullo scempio del governo nazionale in quanto vogliamo concentrarci ancora sul problema dell’impianto di messa in riserva e recupero rifiuti di via Tavernole in San felice a cancello.

Sinceramente non sappiamo in che modo si possa fare imprenditoria qui in Valle di Suessola.

Infatti, c’è un imprenditore che ha un impianto di trattamento dei rifiuti oramai da una decina d’anni. Fa tutto quello che deve fare dal punto di vista burocratico in regione, provincia e comune, per avere le carte in regola ed operare sul territorio, ma trova la sfortuna del periodo elettorale.

Infatti come noi dicemmo qualche giorno fa ci sono Verginelle che si accorgono che esiste questo impianto e cercano di impedire che operi addirittura indicandola strada della chiusura.

Infatti si parla in maniera confusa di zona rossa, confusione che è avallata pure dalla triade commissariale, dopo il sit-in di una trentina di persone in comune organizzata dal movimento di Giovanni Ferrara aspirante candidato sindaco.

Quindi dopo almeno una decina d’anni di vari permessi ci si accorge che forse quell’impianto è in zona rossa. Ma complimenti.

Che fesseria.

Altra confusione sta nel fatto che certi movimenti – ci riferiamo ai 5 stelle– che addirittura leggono le carte prima di decidere, cosa buona e giusta ma poi bisognerebbe pure capirle, hanno deciso che alla fine quell’impianto non sta facendo nulla di diverso da quello che ha fatto fino ad ora, in quanto opererebbe in proseguimento senza modifiche. 

Il movimento confonde due atti: uno del 2013 riguardo il rinnovo dell’iscrizione nel registro delle imprese con l’autorizzazione unica ambientale di cui il polverone di questi giorni.

Non solo ma la dicitura proseguimento senza modifiche tradotto dal burocratese indica che non sono previsti oneri istruttori aggiuntivi da parte dell’autorità competenti.

Ancora, il documento ultimo del comune di San Felice parla di: nuovo impianto per la messa in riserva e recupero dei rifiuti.  

Nuovo ci pare che indichi un qualcosa che non è vecchio.

Se poi tutto è normale pare strano che addirittura il consiglio comunale di Santa Maria a Vico si sia preoccupato di questo impianto e ne abbia discusso, con il Sindaco Pirozzi che prometteva di chiedere chiarimenti in merito. A Santa Maria le elezioni sono ancora lontane.

Il punto -o meglio i punti- lo ribadiamo ancora non è l’impianto in sé. Ovvio che va controllato anche in maniera stringente in quanto trattasi di lavorazione dei rifiuti che per quanto non pericolosi sempre rifiuti sono e sempre un pericolo per la salute rimangono.

E’ l’impatto sul traffico e quindi sull’inquinamento acustico e da polveri sottili invece che andrebbe studiato. Ribadiamo la domanda che già facemmo: quanti camion transiteranno per il comune di San Felice a Cancello? E’ sostenibile tale impatto?

Un altro punto è il livello occupazionale, mettiamo che sia zona rossa e lo facciamo chiudere, quante famiglie perderanno il sostentamento dovuto dal lavoro? Ce lo siamo fatto questo conto?

Ma soprattutto perché deve essere sempre così difficile fare impresa? Un imprenditore investe, si piglia il rischio, assume, lavora, compie tutti i complicatissimi passaggi burocratici e poi arriva il momento che manco così può operare in santa pace.

O si impedisce subito di creare un impianto o lo si controlla.

E questo pure ci pare di averlo detto.


 

 

 

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