ITALIA: IL GOVERNO DEL CAMBIAMENTO GATTOPARDIANO

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Interessante questa parola “cambiamento” con cui si è presentato il governo all’atto del suo insediamento.

Pensavamo fosse un motto inteso a cambiare le italiche sorti in tema di lavoro, economia, politica estera, ecc. Invece, ci pare di capire che è un motto che si rivolge allo stesso governo.

Facciamo degli esempi per capire meglio.

I vaccini.

Doveva essere la svolta per le famiglie no vax oppure yes homicide come amiamo definirle. Svolta che avrebbe dovuto in pratica consentire ai bimbi non vaccinati di poter frequentare tranquillamente le lezioni, addirittura si era detto che i bambini che avevano problematiche immunitarie e quindi più esposti a un contagio dovevano essere allontanati dalla scuola e seguiti in modo diverso. Insomma, non la facciamo lunga, tra un motto e l’altro, tra cui il meraviglioso “obbligo flessibile” che manco i bizantini a bisanzio erano arrivati a tanto, il governo fa dietrofront. Quindi la situazione è quella normale che conosciamo tutti. Una buona notizia.

Passiamo a un altro esempio che riguarda tutti noi. Le accise sulla benzina.

Certamente odiose e anacronistiche e ci sta quindi che il governo e in particolar modo il ministro Salvini, non si capisce a che titolo, ma lui sembra possa tutto, voglia metterci mano. Ecco però questa volontà sembrava chiara in campagna elettorale anche a livello di tempistica in pratica al primo consiglio dei ministri. Ecco ve ne è stato più di uno di consiglio dei ministri, ma al momento nulla. Le accise rimangono.

Sempre Salvini si è reso conto che rimpatriare i migranti è cosa alquanto difficile senza creare dei legami sul caso con i vari paesi di origine. Ci ha messo tre mesi ma si è reso conto. Solo che è riuscito già a creare un incidente diplomatico con la Tunisia speriamo che non se la siano legata troppo al dito.

Altro cavallo di battaglia -stavolta dei 5 stelle- in campagna elettorale e coinvolto nel “cambiamento” riguarda l’Ilva. Doveva chiudere per i pentastellati e diventare un parco giochi o chissà che altro. Dopo mesi di tentennamenti, di soldi buttati, di pareri chiesti, segretati poi svelati, di ridicole formule “illegittima ma non annullabile” senza che si dica chi, come, dove in qual modo abbia commesso l’illegittimità … l’Ilva rimane Ilva e quindi rimarrà l’industria siderurgica con ben 10000 e passa operai e non che manterranno il posto di lavoro. Che poi non è diverso da quello che il ministro precedente Calenda aveva preparato e su cui stava lavorando.

Ora un ministro che si vanta del successo ottenuto, tipo Di Maio, va a Taranto e si prende il giusto merito dalla cittadinanza e va a raccogliere i frutti del suo lavoro. Di Maio giustamente non si presenta e pensiamo che non potrà più mettere piede a Taranto che i cittadini lo stanno aspettando per fargli sì la festa, ma non quella che si aspetta lui.

La differenza o se vogliamo il cambiamento era proprio questo: il m5s doveva chiudere l’ilva e invece nisba. Ha preso una barca di voti su questo e ora sarà interessante vedere in termini di sondaggio per la città di Taranto quale sia l’opinione dei cittadini.

Almeno si sperava in un cambiamento morale, con la meritocrazia finalmente al primo posto, ma dopo il caso della segretaria di Di Maio, ora arriva anche quello della Iena Giarruso che trombato alle elezioni, visto il successo strepitoso del m5s ci vuole una certa arte per non farsi eleggere, che riceve il “paracadute” di un posto statale al Miur. Competenze? Zero! Ah il cambiamento.

Ora Di Maio ha cominciato la sua lotta alle aperture domenicali dei supermarket che rovinano le famiglie. Noi sciocchi che pensavamo che a rovinare le famiglie fosse la mancanza di lavoro o gli stipendi bassi, invece no! La domenica lavorativa uccide le famiglie. Che Grande Genio, quale Veduta, Di Maio è più concentrato di Toninelli. Comunque fortunatamente anche su questo punto ci aspettiamo il governo del cambiamento.

Ma Conte?

Beh giustamente sta pensando al futuro e pare si stia presentando a un concorso per cattedra, non potrebbe in quanto è una violazione di legge, un chiaro conflitto di interessi, ma hey è il governo del cambiamento no!?

Fortunatamente ci fa sapere che sta bene e che è vivo e vegeto regalandoci una perla storica che manco Di Maio forse avrebbe mai pronunciato e cioè: che l’8 settembre del 1943 fu la data dell’inizio della rinascita economica dell’Italia. Cioè questo tizio è quello laureto, quello che ha studiato. Come stiamo inguaiati.

Buona catastrofe. 


termotecnica

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