ITALIA: TRA COMPLOTTI E VITTORIE DI PIRRO.

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A un mese e mezzo oramai dall’insediamento del nuovo governo siamo allo sbando continuo.

In tema di immigrazione si saluta con favore il “ricollocamento” di parte dei 450 immigrati appena giunti a Pozzallo, e si parla di vittoria e di nuova centralità dell’Italia, ovviamente lo dice Salvini, ma le cosa sono un bel po’ diverse.

Infatti questo risultato viene dopo che il redivivo Conte scrive una lettera di supplica a tutti i paesi europei e ottiene sonore sberle dai nostri alleati ideologici come Ungheria, Repubblica Ceca e Austria, con parole non proprio gentili come: “Conte ci porta all’inferno”. Mentre l’aiuto arriva dai paesi che stiamo insultando con prepotenza come Malta, Francia, Spagna e Germania che appunto prenderanno almeno 50 a testa dei nuovi arrivati. Non è nemmeno un fatto strutturale appunto, un qualcosa che poteva essere se ci giocavamo il summit della fine di Giugno con diplomazia invece di fare i galletti sulla monnezza. Quello che è successo adesso non è detto si ripeta in futuro.

Addirittura giorni prima Salvini ha impedito a una nave militare italiana di attraccare in un porto italiano, ed è già è grave di suo, creando uno scontro con il ministero della difesa e avrebbe dovuto crearlo anche con il ministero delle infrastrutture ma è tenuto da un certo Toninelli che per “non sbagliare” preferisce fare il cagnolino di Salvini. E’ dovuto intervenire il capo delle nostre forze armate, non vi diciamo chi è, per sbrogliare la matassa.

Sul fronte interno, Di Maio riesce nell’incredibile ma facile dimostrazione di quanto sia inadeguato. Parliamo del decreto detto di dignità, il quale prima di essere presentato al parlamento va fatto firmare dal presidente della repubblica ma prima ancora di questo ha bisogno di tutta una serie di vidimature di carattere tecnico-costituzionale ed economico. Infatti succede che una di queste relazioni economiche preparata dalla ragioneria di stato abbia fatto una previsione negativa arrivando a stabilire che con questo decreto si andranno a perdere 80.000 posti di lavoro in 10 anni. Il fatto grave però sta nel fatto che il ministero del lavoro aveva già inviato il documento per la firma senza prima attendere il parere tecnico. Parere poi per giunta negativo. Insomma niente di meno di quello che spesso succede nei consigli comunali di piccoli comuni dove spesso si portano in consiglio solo schemi di provvedimenti magari senza la firma del dirigente da far approvare e poi dopo il documento fa il giro degli uffici.

Però qui parliamo dello Stato Nazionale!

Ovviamente Luigi Di Maio non ha mica detto che ha commesso un errore, non sia mai, assolutamente no! Si tratta del complotto delle lobby quale per la precisione non è dato sapere.

Lasciando perdere le scemenze paranoiche del bibitaro fatto ministro, diciamo che si tratta di stime che vanno anche molto in là nel tempo -10 anni addirittura- quindi ne possono succedere di cose.

Soprattutto e siamo quasi certi sia pure questo il caso, si rischia con questo decreto di fare lo stesso errore del Jobs Act ovvero stabilire per legge quello che non può essere stabilito e cioè l’andamento del mercato del lavoro. Il Jobs Act aveva stabilito scrivendolo che i contratti a tempo indeterminato erano quelli che andavano favoriti, la realtà dei fatti poi, chiamasi mercato, si è orientata sui contratti a tempo determinato, un aumento dei lavoratori vi è stato ma in pratica dovuto a questo tipo di contratto.

Ora con questo decreto vi è un rischio quanto meno di non guardare il mercato del lavoro ma di stabilire con legge ciò che non può essere fatto come detto, infatti addirittura allo stato attuale si vanno a perdere posti di lavoro. E’ ovvio che vi è bisogno di più investimenti statali per sostenere allora il decreto che da solo non può bastare, ma ancora il m5s sembra refrattario a qualsiasi idea di investimento e mettiamoci poi che al ministero delle infrastrutture vi è un genio quale Toninelli e stiamo apposto. Altro errore di questo decreto assieme al Jobs Act è che non prevede un elemento fondamentale: non è la legge che crea il contratto e quindi il lavoro, ma sono le imprese che lo fanno e entrambe le riforme pare che tutto vogliono fare tranne che favorire la nascita di nuove imprese.

Ecco perché diciamo sbando: sui migranti vogliamo solidarietà -giustamente- ma ci viene offerta solo dai paesi che schifiamo oltremodo in questo periodo. Vi sono crisi tra ministeri soprattutto degli interni e tutti gli altri ad eccezione delle infrastrutture. Sul lavoro si rischiano di perdere posti di lavoro se non si interviene con massicci investimenti, ma al momento non se ne vede l’ombra. Il ministro Tria sembra bocciare qualsiasi cosa che possa portare ad un’abolizione della legge fornero e al reddito di cittadinanza e si dice possa esserci la sua mano sulla relazione tecnica al decreto dignità.  Il presidente della repubblica deve intervenire in “piccole questioni” sostituendosi di fatto alla presidenza del consiglio.

Presidenza del consiglio che continua ancora ad essere evanescente e senza spina dorsale.


termotecnica

 

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