ITALIA: I DUE FORNI BRUCIANO DI MAIO

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Dunque siamo alle ore decisive per sapere se vi sarà un governo e di che tipo -politico o tecnico- oppure il ritorno alle urne.

Luigi Di Maio ha provato e sta provando in tutti i modi a farsi assegnare l’incarico tanto che come i bimbi proprietari del pallone o si fa come dice lui o non si gioca.

Infatti dopo aver provato a spaccare il centro-destra e fallendo, dopo aver provato addirittura ad avere un intesa con l’odiato partito democratico, lo stratega de noaltri e ritornato ancora a fare le fusa per un governo con il centro-destra ma senza Berlusconi. Oppure ritorno alle urne, perché niente governi tecnici che simpaticamente per il linguaggio sempre sobrio del m5s vengono già definiti governi del tradimento, dimenticando che è il Presidente della Repubblica è assolutamente libero di trovare la personalità che ritiene giusta. Lo dice la Costituzione più bella del mondo.

Il povero Di Maio va capito, ha provato con la politica dei due forni è rimasto bruciato. Non ha spaccato il centro-destra e cosa impensabile due mesi fa ha rimesso per un paio di settimane Renzi al centro della politica italiana. Ma complimenti!

L’ex stewart dice che non è un problema la figura del primo ministro che non deve essere lui di certo ma una personalità condivisa collegialmente. In 60 giorni di stallo in verità è la prima volta che il De Gasperi di Pomigliano dice una cosa così, ma non dice chi la deve scegliere questa personalità, perché qua si aprono altri problemi.

Tra le altre cose dire che il governo spetta ai 5 stelle perché si è vinto le elezioni è una falsità assoluta, infatti avere il 32% significa non essere maggioranza del paese per il solo fatto che il 68% non ti ha votato. Essere “primi” non significa nulla in quanto non è una gara ma i valori percentuali del voto si traducono in seggi in parlamento e lì bisogna confrontarsi. Il verbo vincere lo si utilizza per il risultato conseguito rispetto alle aspettative il m5s ha vinto perché ha ricevuto un consenso ben superiore al 28% dei sondaggi, se vogliamo dirla tutta pure Potere al Popolo ha vinto le elezioni in quanto era accreditato di un zero virgola e ha ottenuto il 2%. Ma lo diciamo così giusto per dire che le elezioni servono ad eleggere i rappresentanti in parlamento non i governi.

Addirittura il “nostro” riesce nell’incredibile assurdità di dire o si fa come diciamo noi o elezioni a Giugno. Come si può fare il presidente del consiglio uno che non sa che una volta sciolte le camere devono passare 60 giorni prima di votare?

Ovviamente nel momento di massima difficoltà di Luigi Di Maio sono apparse le parole d’ordine del m5s: referendum euro, colpo di stato e bla bla bla, una noia frustrante affidate però a Beppe Grillo perché quando il gioco comincia a farsi duro il comico viene fatto scendere in campo a urlare qualcosa. Intanto Di Battista si prepara nel caso di elezioni anticipate a scendere in campo, almeno secondo noi.

Di Maio nella sua magnanimità ha nelle ultime ore riacceso il forno leghista ma con un diktat: No Berlusconi.

Ora il problema, lo abbiamo sempre detto non è Berlusconi in sé, altrimenti non avrebbero votato Casellati presidente del senato, un Di Battista non si sarebbe fatto pagare visto che Berlusconi è il suo editore. No il problema sta sempre là: la leadership. Poi non è chiaro cosa dovrebbe fare Forza Italia? Astenersi dall’entrare in un governo, ma dare comunque i voti che servono per cinque anni? Ci pare alquanto impensabile.

Infatti questo ennesimo goffo tentativo viene rispedito al mittente e Salvini ha ribadito ancora -come sta facendo da qualche settimana- di voler ricevere l’incarico in quanto è certo di riuscire a trovare i numeri che mancano in Parlamento e siamo sicuri che lo stesso Salvini sta pensando ai parlamentari grillini, che pare abbiano in massa acceso un mutuo agevolato all’1% -ah la casta!- per compare casa. Quindi immaginiamo quanta voglia vi sia di andare alle urne a breve senza garanzie per il domani.

Cosa farà il presidente? E’ difficile dirlo, tra i vari veti incrociati è una matassa difficile da sbrogliare però pensiamo che tre possano essere le strade:

  1. un governo politico affidato a Casellati o Fico, più la prima che il secondo, in quanto intorno a queste personalità vi è stata una convergenza.
  2. Un governo politico con una personalità della lega al governo, il presidente potrebbe scegliere questa strada per appurare se effettivamente vi sono margini per cercare voti in parlamento.
  3. Un governo tecnico che arrivi fino alla fine dell’anno, potrebbero essere i papabili: Cassese, Cottarelli, Richelin, Alleva, Giovannini, Tabellini.

Siamo dell’idea che si punterà al terzo punto, ma è l’ultima possibilità dopodiché voto a Luglio.


 

 

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