ITALIA: LA DIFFICILE IMPRESA PER FORMARE UN GOVERNO

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Inauguriamo una rubrica, pensiamo di pubblicare almeno ogni lunedì, che si occuperà di analizzare le vicende di carattere nazionale ovviamente sempre di politica parliamo.

Dunque sono ancora le elezioni appena concluse tengono banco, ma soprattutto ci si chiede a chi il presidente Mattarella conferirà l’incarico, al leader di una coalizione che ha più seggi in parlamento o al leader del partito più votato? Quindi a Salvini o Di Maio?

Ci pare di capire dai commenti su Facebook e in verità anche da un video su Facebook diffuso dallo stesso Di Maio che parla di “insulto alla democrazia” nell’eventualità di non ricevere un incarico, che la Costituzione difesa strenuamente a Dicembre 2016 probabilmente non l’ha letta nessuno.

Proviamo a fare noi un po’ di chiarezza.

Il Presidente della Repubblica appena saranno eletti i presidenti di Camera e Senato svolgerà quelle che si chiamano “consultazioni” e cioè una serie di incontri istituzionali per capire chi ha la maggiore possibilità di avere la fiducia delle camere.

Ecco la parolina magica: fiducia delle camere, che si esprime con un voto palese, senza la quale il governo non può operare.

Se il presidente individua questa personalità che possa raccogliere il voto di fiducia del parlamento si ha il pre-incarico. Quindi non significa nulla avere più voti o una maggiore percentuale ecc.

Insomma a sentire certi commenti ignoranti sembra che la presidenza del consiglio si ha con il conferimento del presidente della repubblica, per la serie Costituzione e carta igienica stessa cosa.

Il guaio è che per Mattarella non è così agevole trovare questa personalità che possa su di sé convogliare i voti dei parlamentari, in quanto né Salvini né Di Maio hanno i numeri minimi per avere una maggioranza. Il presidente che è un ruolo serio non può dare l’incarico a un tizio e poi vedere che succede in parlamento, mica siamo alla sagra del broccolo!?

Ecco quindi gli appelli alla responsabilità che piovono un po’ ovunque e chissà perché quando si parla di responsabilità tutti guardano al Partito Democratico e nessuno a Forza Italia per esempio.

Quindi il pd da grande sconfitto pare sia divenuto ago della bilancia per la nascita di un governo.

Non mancano gli appelli sia di Salvini e addirittura di Di Maio al senso di responsabilità. Certo dobbiamo dire l’appello del M5s è del tipo: hey stronzoni del pd avete perso mo ci aiutate a fare il governo!

Infatti chissà poi il perché tutti i media e lor protagonisti spingono a un’alleanza parlamentare M5s-PD.

Nel Pd si è aperta una discussione su questo:

  1. Stare all’opposizione perché nel 2013 a parti inverse con Bersani che aveva il pre-incarico il partito è stato umiliato e quindi mo tocca a voi tiè!

Ecco questa è l’ipotesi più scema per rifiutare un accordo. Non si può assolutamente dare la colpa al M5s dell’epoca per non avere accettato di appoggiare un governo Bersani. Infatti come si ricorderà il M5s ebbe un incredibile risultato che non era però previsto, insomma si ritrovò da sicura forza di opposizione ad avere la proposta della responsabilità di governo, quindi ci poteva stare un rifiuto. Teniamo poi presente che a quell’incontro con Bersani vi erano Vito “Bella Addormentata” Crimi, chiamato così per l’abitudine di utilizzare gli scranni del senato per pennichelle, e Roberta Lombardi, che ha avuto la capacità nelle elezioni regionali del Lazio di perdere malamente proprio nella consultazione politica dove il suo partito ha preso un mezzo plebiscito e ci vogliono le qualità.

2. Stare all’opposizione perché gli elettori così hanno voluto.

E’ già una ipotesi un po’ più seria, certo se la si legge come una cosa tipo: mo tocca noi dire no a qualsiasi cosa e poi al prossimo giro raccogliamo i frutti, è assolutamente sbagliato. Se invece si approfitta di questa fase per riorganizzarsi seriamente sul territorio, cominciare a legarsi con le problematica non del lavoro, ma dei lavoratori, insomma recuperare il contatto con il territorio allora ha un senso.

3. Fare il governo

Ecco partecipare attivamente, perché fare un governo significa questo, fare un programma comune, prendere dei ministeri per attuare la propria parte. Molti sarebbero contenti, perché si evita un asse che pare naturale di M5s-Lega che spaventa molti in Europa e nei mercati, il pd farebbe da garante, ci guadagnerebbero un po’ tutti, ma la base del partito non ne vuole sentire. Infatti se ti danno dell’assassino e del mafioso e poi ti invitano a cena è difficile presentarsi con del vino buono. Con un atteggiamento meno velenoso sarebbe stato più facile, a futura memoria si spera per un clima più sereno.

4. Appoggio esterno.

E’ l’ipotesi che sta venendo fuori in queste ultime ore e cioè consentire la nascita di un governo dando la fiducia o non presentarsi proprio in aula, ma poi fare regolarmente opposizione.

E’ quello che vorrebbe Di Maio infondo un via libera senza spartire “il potere”, ipotesi interessante che toglierebbe un alibi ai 5 stelle e li metterebbe a governare e finora nelle città importanti hanno fallito basta poi vedere che proprio il pd a Roma e Torino vince. Noi stessi siamo favorevoli a questa ipotesi. Però bravi sì, fessi no, e cioè al primo insulto e alla prima fake news non condannata si va in aula e mozione di sfiducia.

Come detto però saranno le elezioni dei presidenti di Camera e Senato a dare prova di eventuali accordi, non tanto l’elezione del presidente del senato che in due giorni massimo si risolve, ma quello della camera è delicato e può durare settimane se non ci si mette d’accordo.


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hakuna matata

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