ELEZIONI POLITICHE 2018: TRIONFO DI LEGA E M5S. SCONFITTA STORICA DEL PD.

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Non potendo al momento commentare il dato di queste elezioni politiche per Valle di Suessola in quanto ancora mancano, mentre scriviamo, le quattro sezioni di Cervino, a questo punto se ne parlerà domani.

Ma certamente non ci sottraiamo dall’analizzare -secondo il nostro punto di vista- il dato nazionale.

E’ stata questa una elezione che ha consegnato al paese in maniera chiara e inequivocabile i vincitori e gli sconfitti, ancora siamo a urne aperte, ma scriviamo quando oramai il quasi 90% delle sezioni sono state scrutinate.

Analizziamo gli uni e gli altri da destra a sinistra.

A destra vince la Lega, ma forse bisognerebbe dire che vince Matteo Salvini. Un risultato storico per il “carroccio” che supera la soglia del 14% e dovrebbe attestarsi intorno al 17%, sopratutto vince il ballottaggio interno con Forza Italia in maniera netta. Se si fa un confronto con 5 anni fa la Lega Nord con Maroni era al 4%. E’ bastato togliere la parola Nord ma soprattutto il cambio leader che la Lega da partito secessionista anti-italiano è diventato il partito nazionalista che riesce nell’impresa di prendere tanti voti anche al sud. In termini di voti che fa ancora più impressione il balzo della Lega passando da 1.300.000 circa del 2013 a 5.000.000 circa di oggi.

Anche Fratelli d’Italia con Giorgia Meloni può ritenersi soddisfatto del risultato raddoppia la percentuale e i voti passando da 666.000 a 1.200.000 circa; i sondaggi alla vigilia forse davano un punto in più, ma è comunque un ottimo risultato.

Perde malamente Berlusconi è stavolta davvero la sua epopea politica sembra giunta alla parola fine. Berlusconi non è riuscito in quello che gli è sempre venuto bene dal 1994 al 2013 ovvero il recupero dell’ultima settimana, stavolta la carta Tajani non ha funzionato, gli elettori lo hanno abbandonato e sono ben 4 milioni quelli che sono andati in altre sponde, bisognerà capire poi quali, ma sembrerebbe tra Salvini e Meloni; Forza Italia chiude a 3 milioni quasi 4. Berlusconi a oltre 80 anni ha provato ancora una volta ad egemonizzare la destra italiana, ma l’età anagrafica, i guai giudiziari e morali, ma soprattutto il suo pessimo governo sono un ricordo indelebile, gli italiani lo hanno amato, provato, oramai schifato.

Chi perde malamente è la formazione Noi con l’Italia appena un 1,qualcosa che stoppa la coalizione di cdx al 37%. Se avesse preso come ci si aspettava un 2 o anche meglio un 3% oggi staremmo parlando di tutta un’altra storia.

Vi è da dire che il Cdx è fortissimo al Nord con percentuali di quasi il 45% di media.

Passiamo al Movimento 5 Stelle. Una vittoria superba. Niente da dire tutto è andato come gli attivisti si aspettavano, il M5s è il primo partito italiano con oltre il 30% dei voti, soglia psicologica questa importante, ma soprattutto un aumento dei voti reali ben 1 milione e mezzo in più o quasi rispetto al 2013. Vittoria che bisogna dire è da ascrivere tutta a Luigi Di Maio. Un ragazzo che 31enne per la sua prima volta ha dovuto gestire una campagna elettorale su tutto il territorio nazionale, scrollarsi di dosso un certo folklore come scie chimiche, sirene ecc., presentarsi come leader credibile e non eterodiretto, ma soprattutto l’ha fatto da “solo” cioè senza quel trascinatore che è Beppe Grillo, mossa vincente evidentemente. Un voto che non può definirsi solo di protesta, componente che sicuramente c’è, basta farsi un giro su Facebook e troviamo commenti del tipo: che paliatone il pd, tutti a casa e compagnia bella; ma è un voto che trova un elemento di speranza che secondo noi è dato non dall’onestà sbandierata a più non posso, ma forse nell’unica proposta autentica dei 5stelle che li ha caratterizzati, ovvero il reddito di cittadinanza. Non a caso il movimento sfonda è il caso di usare questo termine nelle regioni del sud e nelle isole, con percentuali in alcune aree oltre il 60%, che certamente in questi decenni sono quelle che hanno subito maggiormente la crisi e nonostante sulla carta si parli di ripresa non viene ancora percepita realmente. Regioni del sud governate tutte dal csx. 

Il Centro-sinistra è il vero sconfitto e pesantemente pure di queste elezioni. Soprattutto la batosta la prende il Partito Democratico che va sotto la soglia del 20% e perde qualcosa come 3 milioni di voti circa in cinque anni, pure volendo sommare il risultato di Liberi e Uguali anch’esso pessimo, la sconfitta è evidente e si può dire storica. Infatti bisogna risalire al 1992 per trovare il più rappresentativo dei partiti di centro-sinistra, all’ora era il Pds al 16%, ma era la prima competizione elettorale, un partito nato poco tempo prima dalle ceneri del Partito comunista. Una sconfitta netta quindi senz’appello. Il segretario Renzi aveva indicato come obiettivo quello del primo gruppo parlamentare ma probabilmente sarà il 4°, inevitabile attendersi le dimissioni. E’ chiaro che quando si perde in questo modo significa che non funziona niente, la classe dirigente in primis, le sezioni, la propaganda, gli obiettivi. Se nel Nord e Centro il partito si mantiene dignitosamente con percentuali attorno al 25% e al Sud che la sconfitta è evidente con un 15% di media. Non c’è stata la capacità di coinvolgere il sud in un progetto, una idea un qualcosa di sinistra che ha trasformato queste elezioni al mezzogiorno in un qualcosa di sinistro per il PD. C’è però in questo immane disastro una luce in fondo al tunnel: Milano. Nella città lombarda il Partito Democratico è in contro-tendenza essendo primo e di gran lunga, cosa ha funzionato a Milano? Questa è la domanda che i dirigenti del partito devono porsi e trovare risposta.

Non ci soffermiamo sulle altre liste del csx che non hanno portato nulla anche +Europa va sotto il 3%, come detto un disastro totale.

Liberi e Uguali. Che dire? Ci sovviene alla mente quel personaggio di Aldo, Giovanni e Giacomo chiamato Tafazi che per chi non se lo ricorda era un tizio vestito di nero con una mazza che allegramente cantando se la dava sui coglioni con forza. Ci pare una somiglianza perfetta.

Quindi in ultima analisi finisce il tripolarismo e si ritorna al bipolarismo, ma stavolta tra Cdx e M5s, almeno in termini elettorali, in quanto però traducendo i voti in seggi nessuno riesce ad ottenere la maggioranza minima per formare un governo. A meno di forzature non vediamo nessuna soluzione se non due per il presidente Mattarella cui va la nostra solidarietà per il difficile compito: 1. Un governo di scopo con Di Maio premier con M5s-lega-FdI. 2. Un governo del presidente. Non ce ne sarebbe bisogno visto che tutti pare amino la Costituzione, ma il presidente deve affidare l’incarico non a chi ha più seggi o chi ha più voti, ma chi ha più chance di ottenere una fiducia dalle due camere.

Banco di prova saranno le elezioni dei presidenti di Camera e Senato. 

Al momento in cui chiudiamo questo articolo il dato della Camera di Cervino ancora non esce, ergo a domani per l’analisi del voto in Valle di Suessola.


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