ARIENZO: SIGNORA O SIGNORINA? S’IGNORA!

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E’ un periodo questo dove in Valle di Suessola fioccano i momenti culturali, abbiamo già parlato di Cervinolio che si tiene a Cervino in questi giorni, a Santa Maria a Vico si terrà un incontro numismatico con il direttore della Reggia di Caserta Felicori, ad Arienzo il 3 Dicembre sarà presentato il libro di Agostino Crisci che ripercorre la storia del comune di Arienzo dall’unità a oggi attraverso la figura dei suoi sindaci.

Per quest’ultima iniziativa rimane per noi sempre un mistero buffo il perché si sia voluto fare una presentazione in un consiglio comunale quando appunto vi sono i convegni e le presentazioni che servono proprio per promuovere libri e cultura come appunto si farà il 3 Dicembre, il comune dando il patrocinio poi e come se facesse sua l’iniziativa. Per la cronaca l’evento avrà anche il patrocinio della Regione Campania.

Scriviamo su questo evento perché ci ha colpito una cosa che abbiamo notato sul manifesto. Dunque oltre ai saluti che verranno portati dal Sindaco Guida e dal consigliere regionale Piscitelli con interessante chiusura del prof. Antonio Lopes dell’università L’Orientale di Napoli, nel mezzo vi sono indicati i relatori e tra vari dott. e ing. troviamo una sign.na. 

Al che ci siamo chiesti, ma questo “titolo” si utilizza ancora?

Signorina lo si utilizzava per indicare uno status di giovane donna non sposata, o più generalmente di donna non coniugata. Quindi è come se nel manifesto si dicesse: qua ci stanno laureati, sindaci, onorevoli, professori, ingegneri e una donna non sposata.

Anche perché ci pare che le stesse donne preferiscono evitare di essere definite in tal modo, pure perché non esiste un corrispettivo maschile, signorino in genere ha una valenza scherzosa se non addirittura di sfottò.

Abbiamo consultato l’Accademia della Crusca -che ci ha dato pure spunto per il titolo- che appunto consiglia di utilizzare il termine Signora come uso allocutivo nella maggior parte dei contesti e dare del lei; per gli avvenimenti non formali si può utilizzare il tu se trattasi di giovane donna.

Probabilmente -presumiamo- che la cosa si sia creata in quanto la relatrice in questione non ha forse un titolo accademico e professionale e quindi per una questione di horror vacui si è pensato al normale titolo di signora diventato sig,ina in quanto -presumiamo sempre- la relatrice sia nubile.

Secondo la Unione Nazionale Cavalieri d’Italia quando bisogna scrivere i titoli bisogna seguire un ordine: titoli onorifici, titoli accademici, titoli professionali. Quindi si dovrebbe scrivere ad esempio dott. ing. Davide Guida e così via.

Però dobbiamo dirla tutta a noi l’eccessiva ridondanza di titoli ci infastidisce, meglio metterne uno solo adatto per l’occasione. Nel caso poi non si abbiano titoli a disposizione meglio non mettere nulla, sempre secondo noi, se si fa una buona relazione alla fine lo si guadagna sul campo il titolo. Sempre l’UNCI scrive sul proprio sito una cosa che ci sentiamo davvero di sottoscrivere: “Troppi, infatti, sono i dottori “ignoranti” e i cavalieri “indegni”. Sono i “titolati”, con le loro azioni, con l’impegno, con il loro modo di essere e di agire, a conferire dignità al loro lavoro, al loro operato e ai titoli che possiedono per nascita, per merito, per studio o per attività professionale.”

Sia chiaro non abbiamo intenzione di criticare nessuno, è solo che ci siamo posti un quesito e abbiamo provato a darci una risposta.

agostino crisci


 

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