VOTO SICILIA: LA NOSTRA ANALISI

Trinacria

Oggi facciamo una piccola digressione rispetto ai nostri soliti argomenti e andiamo ad analizzare il voto siciliano. Lo facciamo giusto perché da molti commentatori della politica è definito questo voto come uno specchio sulle prossime politiche che probabilmente saranno indette per metà Marzo 2018.

Questo voto siciliano va però preso molto con le molle, in quanto è noto come la sinistra e la lega soprattutto hanno poco appeal, qualcuno ricorderà per i primi il famoso 61 a 0, mentre per i secondi invece si sa che siano poco presenti strutturalmente da Perugia in giù . Il m5s invece è in questa regione e forse pure in Campania molto più forte rispetto alle altre regioni.

Altra premessa fondamentale di queste elezioni, pessime per quanto riguarda la campagna elettorale, è l’astensionismo. Solo il 46% si è recato alle urne, dolorosi questi numeri in una terra martoriata dalla presenza mafiosa. I politici e bisogna dire tutti quindi pure il m5s non riescono a farsi notare come alternativa credibile al nulla. I cittadini rimangono quindi disillusi. Notiamo con certa tristezza che questo elemento del deserto delle urne non venga colto adeguatamente, anzi addirittura lo abbiamo visto come elemento di propaganda politica: c’è chi somma questo dato con i voti del m5s per parlare di “forza antipolitica”! Una emerita stupidaggine. Il m5s governa grandi città, ha oramai una legislatura sulle proprie spalle da forza di opposizione, in poche parole la verginità è perduta per sempre quindi l’astensionismo è un dato che colpisce anche i 5 stelle non certo li redime.

Procediamo quindi con la nostra analisi da destra a sinistra anche perché è giusto visto che le elezioni le ha vinte proprio il centro destra con Musumeci a un soffio dal 40%.

Forza Italia da sola arriva a superare il 16,40% mentre lega e fdi assieme superano la soglia di sbarramento regionale del 5,60%. Sommando il tutto quindi arrivano a un bel 22%. Cinque anni fa con il pdl unito e senza lega si arrivò a un 12%, anche se all’epoca c’era un Miccichè contro, oggi rientrato a più miti consigli. Sommando infatti i voti di cinque anni fa di Miccichè con quelli di Musumeci si arriva al 41% non lontano dunque dalla prestazione di Musumeci di ieri. Quindi il laboratorio Sicilia ci dice che il centro-destra unito senza defezioni è fortissimo. Abbiamo scoperto l’acqua calda.

Attenzione però alla facile sommatoria, alle politiche del 2013 che si tennero circa 120 giorni dopo quelle siciliane la coalizione di destra racimolò circa il 30% dei consensi sull’isola. Un bel po’ meno quindi di quello che ci si sarebbe atteso.

Passiamo al M5s che ha avuto un’ottima prestazione, ma pare non ne riescano a gioire, si aspettavano forse davvero di vincerle queste elezioni, c’è chi tra i parlamentari pentastellati chiede il riconteggio dei voti. Ovvio che succede questo se si crea allarmismo chiedendo ad mentula l’intervento dell’Osce e si diffondono sondaggi farlocchi che danno Cancellieri avanti di parecchio sul secondo.

Concentrandoci sui numeri si nota subito il balzo in avanti in questi cinque anni del m5s passando da un 14,90% con sempre candidato Cancellieri del 2012 a un 26,70% di oggi. Anche qui bisogna fare un discorso particolare con le politiche 2013 in quanto il m5s ottenne il 35% dei consensi. A sto punto ci attendiamo per le politiche 2018 in Sicilia o lo stesso risultato cioè il 35% o addirittura un andare oltre il muro del 40%.

Sinceramente ci sarebbe tanto da essere contenti, ma il m5s sembra incapace di sorridere, sempre incazzati con il mondo, ma ogni tanto magnatevell n’emozion!

Passiamo al Partito Democratico. Onestamente non capiamo questo catastrofismo che dipinge un partito distrutto, un segretario perduto tanto che Di Maio leader (?) dei cinquestelle ha evitato, dopo averlo voluto, il confronto tv con lo stesso, secondo noi un’ottima mossa, ma poi peccando di presunzione non riconoscendo Renzi come leader di centro-sinistra, cosa che non spetta a lui e che con tutto il rispetto per i cinquestelle, ma Renzi è stato scelto da milioni di persone che fisicamente si sono recate alle urne, Di Maio da qualche centinaio di click.

Nel 2012 i voti del Partito Democratico erano al 13,40% oggi 2017 sono al 13%! Tenendo presente che vi è stata una scissione, noi parleremmo di tenuta non certo di sconfitta elettorale. Che poi Micari, ottima persona e candidato, da subito si era capito che era lontanissimo dal duo Musumeci-Cancellieri. Ci paiono un tantinello capziose le analisi che leggiamo sul PD in tanti contesti sui più importanti giornali.

Era importante tenere sott’occhio per la coalizione di centro-sinistra il dato di Alternativa popolare che in questo caso non supera la soglia del 5% fermandosi a 4,20% ma secondo noi è un dato comunque interessante. Infatti alle politiche del 2013 il Partito Democratico ottenne il 18% circa dei voti ma la coalizione non andò oltre il 21%. Forse per il 2018 una coalizione PD+Ap porterebbe secondo noi a superare quella soglia.

Quindi ancora non capiamo il catastrofismo che a questo punto dobbiamo considerare sia costruito ad arte.

Andiamo ancora più a sinistra con la “cosa” di Bersani-D’Alema che riesce a sfondare lo sbarramento siciliano del 5% e portando il proprio candidato Fava in consiglio regionale. Certamente questo risultato darà più stimolo a voler presentarsi alle elezioni politiche da soli e senza alleanze.

Facciamo i complimenti quindi a Nello Musumeci nuovo presidente della regione Sicilia e gli auguriamo tanta fortuna che ne avrà bisogno visto che si trova con una maggioranza di soli due deputati in più.


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