C’è un problema che pensiamo sia interessante riguardante la politica amministrativa dei comuni suessolani, cioè: la tenuta della maggioranza. 

Nonostante la legge elettorale per i comuni consente alla lista vincente di avere il premio di maggioranza, quindi in pratica il consiglio comunale diventa una estensione della giunta, spesso si arriva a semplici ratificazioni di cose già decise. Basta vedere la discussione nei consigli comunali, il capogruppo di maggioranza non spiaccica mai una parola, il sindaco spesso e volentieri fa anche da capogruppo de facto, un po’ all’inglese se vogliamo; il capogruppo di maggioranza è relegato a “controllare” la riunione dei capigruppo.

Nel corso degli anni, nonostante questo, le maggioranze non hanno avuto la tenuta necessaria.

Facciamo un piccolo excursus storico per dimostrarlo, si può comunque saltare la lettura a piè pari non cambia quello che vogliamo sostenere.

San felice a Cancello 1993 eletto Zaccaria. Nel 1995 Le elezioni vedono Antonio Basilicata divenire sindaco con. Nel 2001 si va alle elezioni ma sorpresa delle sorprese vince ancora Antonio Basilicata ma ha solo 9 seggi, il secondo Carmine Campagnuolo ha ben 10 seggi dalla sua. Ovviamente l’anno dopo ancora elezioni curiosamente senza il duo Basilicata-Campagnuolo e vince Pasquale De Lucia. Nel 2007 viene rieletto con oltre il 70% dei consensi. Nel 2011 quindi a pochi mesi dalla fine della scadenza le elezioni vedono Emilio Nuzzo divenire sindaco. Anche in questo caso per note vicende si andrà ad elezioni anticipate e nel 2013 viene rieletto ancora Pasquale De Lucia.

Santa Maria a Vico 1994 Pasquale Nuzzo. Ma già nel 1996 vi sono nuove elezioni che vedono Luigi Sgambati prevalere. Nel 1997 ancora elezioni e stavolta è Domenico Pesce a divenire sindaco. Elezioni nel 2001 quindi anticipate che vedono stavolta indossare la fascia Domenico Nuzzo. Amministrazione che arriva fino al termine stavolta però sindaco sarà Giuseppe (per tutti Adriano) Telese. A fine prematura, elezioni nel 2010 e vinse Alfonso Piscitelli attualmente consigliere regionale. Nel 2015 quindi a scadenza naturale viene eletto l’attuale sindaco Andrea Pirozzi. 

Arienzo 1995 Carmine Crisci. Termina prematuramente la sindacatura e viene eletto nel 1999 Crescenzo Guida. A scadenza naturale nel 2004 è Giuseppe Medici a divenire sindaco. Sembrava quasi fatta, ma a un mese dalla scadenza naturale “cade” l’amministrazione. Alle nuove elezioni però a vincere è sempre Medici. Nel 2014 quindi sempre dopo i 5 anni è Davide Guida a divenire sindaco. Ma già due anni dopo si ritorna alle elezioni sempre con Davide Guida a risultarne vincitore.

Cervino nel 1993 viene eletto sindaco Antonio Salerno ma già nel 1996 si hanno nuove elezioni che premiano Carlo Piscitelli. Ancora elezioni anticipate siamo nel 1999 e sempre un Piscitelli diviene sindaco ma stavolta si tratta di Giovanni. Nel 2004 vede la conferma di Giovanni Piscitelli quale sindaco. Ucciso come molti sanno nel 2008 quindi in questo caso inevitabile lo scioglimento e nuove elezioni. Nel 2009 viene eletto Carlo Piscitelli. Nel 2012 si va nuovamente alle elezione causa la tragica morte del sindaco e dalle urne vien fuori il nome di Giovanni De Lucia. Ma non regge e due anni dopo ancora elezioni ma ancora Giovanni De Lucia sindaco.

Questo lungo excursus che speriamo senza errori, è per dimostrare che sebbene per particolari vicende in alcuni casi è molto difficile arrivare a fine mandato.

Ma perché questo? Proviamo a dare una risposta.

Nel passato almeno fino a tutta la prima Repubblica, erano i partiti che forgiavano la classe dirigente, quindi il tizio che si candidava riceveva dei voti, oltre alla propria dote personale, anche per via dell’appeal che il partito aveva sul territorio. Oggi invece esiste solo la propria dote di voti: famiglia, lavoro, amicizie, favori. Quindi il voto del singolo consigliere è facilmente quantificabile entro un margine di errore. Quindi tutti si sentono importanti e necessari e quindi non è più il partito/lista che ha consentito al consigliere di essere eletto, ma è quest’ultimo a far sì che la lista vinca.

Motivo per cui esiste a tutti i livelli una masnada di emeriti incompetenti. 

Questo è un dato di fatto secondo noi.

I sindaci hanno provato a riconoscere questo sistema dando assessorati, quindi responsabilità e “stipendio”, a chi ha contribuito in termini di voto maggiormente alla vittoria. Il guaio però è che quando i risultati sono molto risicati tutti pure l’ultimo dei consiglieri eletti si sente in diritto di bussare e chiedere qualcosa. I sindaci hanno ovviato con un “meraviglioso” stratagemma e cioè la delega al consigliere. Che sebbene non avesse portato soldi, portava però conoscenze, esperienza e si sperava almeno fedeltà.

Il sistema però è evidente non funziona.

Prendiamo gli esempi suessolani senza andare troppo indietro nel tempo. Ad Arienzo la prima amministrazione Davide Guida ha avuto grossi problemi di tenuta, tanto che alla fuoriuscita di alcuni elementi si è arrivati alla “sfiducia notarile”, eppure anche in quel caso si arrivò alla delega a tutti i consiglieri. Addirittura tra gli sfiducianti vi era chi sedeva in giunta ed era stata già vicesindaco! In questo secondo mandato pure i consiglieri hanno avuto la delega addirittura una non eletta si è ritrovata assessora, ma questo ha portato dei problemi arrivando al rimpasto dopo pochi mesi.

A Santa Maria a Vico l’amministrazione Piscitelli nonostante i problemi interni è riuscita ad arrivare fino alla fine grazie alla capacità dell’allora sindaco di fare turn over tra i suoi assessori, gli scontenti non erano in numero sufficiente a farlo decadere, comunque aveva anche la stampella di una parte dell’opposizione dell’epoca. Questo avrà aiutato l’amministrazione, ma non se stesso visto che non ha ricevuto alcun aiuto durante le elezioni regionali facendo una campagna solitaria e i risultati si so visti, solo la pessima legislazione elettorale campana lo ha salvato. Pirozzi sembra abbia un problema inverso, ancora nessun turn over, ma si è costituito un gruppo che in palese dissenso e anche in questo caso riteniamo che non compiano il passo per via di una stampella che noi vediamo all’opposizione. Eppure tutti avevano le deleghe. Inoltre pensiamo che lo stesso sindaco rimandi il rimpasto in giunta per non alimentare il gruppo degli scontenti.

Per San Felice a Cancello non ne parliamo, l’ultima amministrazione De Lucia ha fatto tanti di quei cambi che ne abbiamo perso il conto. San Felice poi essendo sopra i 15 mila ha una particolarità spesso i consiglieri eletti si dimettono e vanno a fare gli assessori, per una pura e semplice questione economica, la campagna elettorale costa quindi non è chiaro perché un consigliere deve avere il gettone miserrimo e l’assessore magari che non ha fatto campagna deve avere uno “stipendio”. Il punto è che pure gli assessore non pigliavano soldi, ma rinunciavano quindi solo onere e pochi onori e dopo un po’ il gioco non ha valso più la candela per molti.

Quindi sembra che questa modalità non serva a molto.

Il guaio è che pure l’accentramento è controproducente ecco l’esempio di Cervino. Giovanni De Lucia ha in pratica tutto nelle sue mani, i consiglieri non hanno delega e pure gli assessori hanno deleghe poco importanti con le dovute eccezioni, ma nello stesso tempo il sindaco ha una difficoltà enorme a mantenere la baracca a galla, al momento si poggia su un solo consigliere. Già la surroga è stata una lotta infatti.

E’ difficile quindi trovare il bandolo della matassa, forse si potrebbe evitare di dare deleghe ai consiglieri non assessori e renderli tipo vice-assessori e cambiarli a metà mandato.

Forse.


hakuna matata
DOPO LA PAUSA ESTIVA SI RIPRENDE GIOVEDI 24 AGOSTO!!!

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