Carnevale, giorno dedicato al divertimento, al mangiare a sbafo in vista del digiuno di domani per chi è credente e per il relativo periodo quaresimale, ma è il giorno delle maschere.

Quello che ci ha sorpreso è che non solo i bambini per un giorno possono interpretare il loro eroi preferiti o gli adulti possono tornare un po’ bambini, ma anche gli enti, le persone giuridiche, i comuni stanno partecipando a questa festa

Come si potrà notare in questi giorni, le strade hanno una nuova denominazione con tanto di cartelli e in alcuni casi pure una nuova numerazione, ma appunto se si guarda bene si legge che non vi è più la dicitura “comune” ma bensì quella di “città”.

Il comune quindi si è travestito da Città di Santa Maria a Vico.

Davvero siamo imbarazzati.

Non tanto per il fatto che demograficamente si è ben lungi da essere una città, il titolo di città può essere conferito con decreto presidenziale dopo un certo iter per motivi storici, religiosi, culturali e ovviamente demografici.

Cioè qui stiamo parlando di un decreto presidenziale, non ci si può arrogare di un titolo aggirando (o forse violando?) un decreto del Presidente della Repubblica. Ma oltre per buon gusto, pure per rispetto istituzionale, parliamo di atti propri della più alta carica repubblicana.

Il bello poi è che è semplice ottenere lo status di città basta una deliberazione del consiglio comunale per intraprendere l’iter, si fa na bella relazione specificando i motivi e la si invia al Prefetto, il quale gira il tutto al Capo dello Stato, questi sentito il ministero degli interni decide se conferire o meno tale status. Facile. Non c’è bisogno di forzare la mano.

Possiamo evitare queste brutte figure?

Come detto, non c’è manco bisogno di chissà quale grandezza demografica, il comune di Mesero in provincia di Milano ha ottenuto lo status di città da Mattarella e conta 4 mila abitanti circa.

Alcuni titoli di città sono antichi e concessi addirittura dai sovrani, come Airola divenuta città nel 1754 da Carlo III di Borbone, Caserta lo è diventata con l’Unità nel 1861, curiosamente i Borboni con tante cose che hanno fatto a Caserta non ci avevano pensato, Cervinara lo è diventata nel 1998, Maddaloni nel 1734 sempre Carlo III di Borbone, Montesarchio 1978, Nola addirittura nel 1710 concessione di Carlo V.

Giusto per soffermarsi su alcune città vicino a noi.

E’ chiaro che il termine città non indica nulla da un punto di vista economico se non un vantaggio in termini di marketing territoriale, è solo un titolo onorifico.

Il COMUNE di Santa Maria a Vico crediamo possa benissimo diventare Città, ma per meritarselo dovrebbe togliersi questo vestito di carnevale e cominciare a cucirsi uno un po’ più elegante.

Inseriamo il link per consultare l’elenco delle città, è preso da wikipedia, non il massimo in verità, ma l’unico sito che ha un elenco serio:

https://it.wikipedia.org/wiki/Citt%C3%A0_d’Italiahttps://it.wikipedia.org/wiki/Citt%C3%A0_d’Italiahttps://it.wikipedia.org/wiki/Citt%C3%A0_d’Italia


Immagine

al P.co De Lucia in Santa Maria a Vico (CE)

immaginegepa
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