Il Presidente della Repubblica, Napolitano, è ormai agli ultimi atti prima della scadenza del suo settennato, tra questi v’è certamente il conferimento dell’incarico per la formazione del nuovo governo. Probabilmente la scelta cadrà su Bersani, il segretario ( pro-tempore? ) del partito democratico avrà certamente gioco facile alla camera dove ha già la maggioranza, ma è al senato che si gioca la partita e quattro sono gli scenari possibili.

Governissimo: o grande coalizione o governo di pacificazione nazionale, è quello che non vuole certo la base del PD che vedrebbe tale accordo la fine del partito e Bersani sembra infatti orientato a prendere scelte diverse. Ma Berlusconi preme per un accordo e come contropartita vorrebbe la presidenza del senato in modo da invocare il legittimo impedimento e salvarsi da probabili condanne giudiziarie. I tempi sono strettissimi visto che l’elezione della seconda carica dello stato è tra i primi atti del nuovo parlamento. Ma pure Grillo strizzerebbe l’occhio ad un accordo pdl-pd(menoelle) in modo da presentare alla nazione intera la validità della sua tesi e cioè che questi partiti ( kasta ) sono simili e vogliono la stessa cosa: il potere. Quindi presentarsi alle prossime elezioni in posizione di vantaggio dopo un opposizione. I numeri di questa fiducia sono di 240 sì su 158 ( soglia minima da raggiungere )

Governo PD/SEL con appoggio M5s: è forse la più logica conseguenza che viene fuori dalle urne, tant’è che lo stesso Bersani ha subito cercato il dialogo, ma il non-leader Grillo ha definito stalker questo approccio ed in più insultando il candidato premier votato da 8 milioni di italiani definendolo “morto che parla”. Questa sarebbe la peggior soluzione per Berlusconi in quanto i due partiti presenterebbero proposte di legge in campo economico e giudiziario che lo danneggerebbero non poco, prima fra tutte l’auspicata legge sul conflitto d’interessi e legge Gasparri. Grillo sembra in difficoltà su questa proposta, in quanto potrebbe chiedere di entrare nel nuovo governo e far approvare subito i provvedimenti più sensibili, ma sembra restio e la base pare non approvare tale scelta anche perché una vera giustificazione al “no” non è ancora arrivata. Numeri di questa fiducia 177 su 158.

Governo PD/SEL di minoranza: ancora ago della bilancia è il M5s che potrebbe uscire dall’aula. In questo caso entra in scena il complicato meccanismo dell’astensione al senato che equivale al “no”. Infatti al senato esiste questa bizzarra regola ma non solo, il quorum si calcola contando i presenti, quindi uscendo tutti i senatori del m5s dall’aula, il quorum non è più 158 ma è di 131. Non sufficienti al PD/SEL  che conta 123 senatori, ma situazione ottima per Monti che potrebbe andare in soccorso con i suoi 19 senatori e quindi contare qualcosa ed offrire la fiducia. Ma è poco auspicabile sia per Berlusconi per i motivi suddetti che per lo stesso Bersani in quanto si troverebbe ostaggio di Grillo che potrebbe sfiduciarlo in ogni momento. Per Grillo potrebbe essere da un lato positivo in quanto non offre la fiducia ad un partito avverso e si può tenere in opposizione, ma pure negativo, questo sistema potrebbe essere vista dalla non-base come un espediente degno della prima repubblica e poco trasparente, proprio un tipo di procedura figlia di atteggiamenti politici che i grillini vogliono combattere e cambiare. Numeri di questa fiducia 142/131.

Governo tecnico: se Bersani non dovesse riuscire ad ottenere la fiducia sempreché il Presidente della Repubblica gli conferisca l’incarico, potrebbe cercare all’esterno una soluzione. Ancora.

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