SI’

Alla fine è stata una vittoria del “sì” con maggioranza schiacciante ben al di sopra del 90%, il tanto agognato quorum è stato raggiunto, 54,78%, senza il voto dei nostri connazionali all’estero alle urne si è recato il 57,1% un dato importantissimo per svariate ragioni, che andremo ad elencare. Innanzitutto nella storia dei referendum italiani degli ultimi 20 anni è il 4° referendum su 10 che supera il quorum, ed è il 4° in termini di voti anche se a pochissimi voti di distanza dal terzo, ma erano sedici anni che il referendum non raggiungeva il 50%+1 degli aventi diritto, sembrava che il sistema fosse diventato inviso agli italiani. Forse le percentuali non danno l’idea della grandezza dell’evento ebbene hanno votato 27 milioni di italiani, tanto per capirci, nell’1987 anno del referendum sul nucleare, riproposto in questa consultazione, votarono 29 milioni, per il divorzio il referendum abrogativo per antonomasia, votarono 33 milioni. Ma non solo, sono le condizioni che hanno portato a questo referendum che forse rendono il 54% ancora più incredibile e ancora più politicizzato il voto, in primis la data, non si è voluto accorpare i referendum né con il primo turno né con il ballottaggio facendo perdere 300 milioni €, con la crisi economica e il tirar la cinghia e i tagli in tutti i settori, non è stato proprio capito dagli italiani o forse hanno capito benissimo.

L’invito al non voto non solo del presidente del consiglio ma anche dell’alleato Bossi, tra l’altro non ascoltato, in quanto i ministri leghisti hanno votato, ( si prevede una rottura interna definitiva nella lega? ).

L’informazione è stata pari allo zero, la tv generalista,la RAI, ha solo sfiorato l’argomento anche in maniera imbarazzante, invitando gli elettori a fare delle gite il giorno del voto oppure indicando date false della consultazione referendaria.

Il governo in tutti i modi ha cercato di sabotare il referendum preoccupato dell’effetto traino del nucleare sul legittimo impedimento, dapprima sospendendo la legge subito dopo i fatti tristi del Giappone, con il decreto “omnibus” che di fatto spostava non eliminava il nucleare, la corte costituzionale con decisione unanime ha  infatti fatto salvo il referendum però proponendo un nuovo testo diverso su quello cui gli italiani all’estero hanno votato qualche giorno prima creando i presupposti per far ricorso ed eventualmente affossare il quorum se fosse stato più esiguo

Il ministro dell’interno, Maroni, che in modo quanto meno irrituale e scorretto a due ore dalla chiusura dei seggi afferma in maniera vaga che l’affluenza verrà raggiunta.

Errore fatale del governo è stato pensare che il nucleare avrebbe fatto da traino, non è stato il nucleare, ma bensì l’acqua, infatti i dati sull’affluenza ci dicono che i primi due quesiti appunto sull’acqua sono al 57,04 e 57,05 il nucleare al 57,01, il legittimo impedimento il 57,00%.

Analizzando brevemente il voto, la regione che ha votato di più è stata il Trentino Alto-Adige  con il  64,60% la regione peggiore la Calabriacon il 50,35%, tutte hanno raggiunto il quorum, tra le regioni del sud l’Abruzzo ed il Molise sono al di sopra del dato nazionale, al nord solola Lombardia è al di sotto. Per le provincie invece Reggio-Emilia la migliore con il 68% la peggiore Crotone 45,11%, al nord la peggior provincia è Sondrio con il 48%, al sud la miglior provincia è Campobasso 60%.

Il governo, ma sarebbe meglio aggiungere anche la maggioranza pdl-lega, è stato battuto, gli italiani non si riconoscono più in Berlusconi, il quale, ma anche Bossi, non riescono più ad orientare le decisioni dei propri elettori, della defezione dei ministri si è già detto, ma gli elettori del pdl hanno contribuito al raggiungimento del quorum ed alla vittoria del sì  per il 40%.

Ci si aspetterebbero da subito le dimissioni, la politica del governo è stata bocciata su tutta la linea gli italiani hanno detto basta alle privatizzazioni ideologiche, basta al nucleare, basta con le leggi ad personam, ma è stato anche un voto propositivo è stato un sì sull’uso pubblico di beni fondamentali ma con efficienza, è stato detto sì alle energie rinnovabili ed alla ricerca scientifica, sì alla riforma della giustizia per tutti e non per qualcuno soltanto, si è detto anche un sì alla caduta di questo governo immobile e di un presidente del consiglio ormai delegittimato nel paese.

Ora il centro-sinistra ha l’arduo compito di non dividersi ma compattarsi è giunto il momento di formare alleanza precise, programmi condivisi ed attuabili ed avere un leader vincente, nella speranza di non buttarsi la solita zappa sui piedi. Il vento è cambiato, ora bisogna sistemare le vele per prenderlo.

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